Come in molti altri comuni della
Valle Camonica, anche dove oggi sorge Breno sono state
rinvenute numerose importanti testimonianze che ci
danno informazioni utili su quella che fu la preistoria
della Valle Camonica, in generale, e di Breno nello
specifico. In diverse località del comune sono
stati ritrovati esempi di quelle celeberrime Incisioni
rupestri di cui la Valle è così ricca.
Testimonianze di varia natura avvallano le teorie
riguardanti i diversi gruppi che si susseguirono alla
conquista delle ricche e attraenti terre della Valle:
gruppi di provenienza ligure ( la cui presenza è
attestata da ritrovamenti appartenenti all'epoca Paleolitica)
abitarono certamente le zone di Breno, il quale rimase
un piccolo insieme di semplici cascinali presumibilmente
fino al periodo romano. La presenza dei Romani è
testimoniata soprattutto dalle importantissime e recenti
scoperte ( a partire dal 1986) di un santuario dedicato
alla dea romana Minerva, Athena per gli antichi greci,
ritenuta la dea del pensiero, del lavoro, della guerra,
ma anche e soprattutto una divinità portatrice
di salute. L'edificio risale all'epoca di Augusto.
Nonostante la zona di transito obbligato e di collegamento
fra la bassa e l'alta valle e l'importanza da un punto
di vista squisitamente strategico per via della possibilità
di dominare e osservare vaste terre dall'alto, Breno
non pare avere rivestito un ruolo di particolare predominio
in epoca Longobarda. Soltanto più tardi divenne
il capoluogo dell'intera Valle Camonica, rubando il
primato al vicino comune di Cividate Camuno e cominciando
a rendere operativi quegli ambiti giudiziari e amministrativi
e quegli stessi uffici e servizi che ancora oggi fanno
di Breno uno dei centri amministrativi di maggior
rilievo della Valle.
Una delle famiglie originarie del comune di Breno
fu senza dubbio quella dei Ronchi, di cui sappiamo
con certezza che, già prima del 1200, ricevette
importanti benefici, favori e preferenze da parte
del vescovato di Brescia: è da ricordare che
in quegli anni il Vescovo aveva ottenuto il titolo
di Duca di Valle Camonica.
Gli improvvisi e violenti straripamenti dell'Oglio
che interessarono, come si è già detto,
alcune frazioni del comune di Darfo Boario Terme,
nei secoli non risparmiarono neppure le terre di Breno.
La celebre e terribile alluvione del 1200 rase completamente
al suolo alcune località brenesi, costringendo
ad un temporaneo trasferimento di tutte le pratiche
amministrative che si tenevano a Breno in un'altra
zona, e più precisamente a Darfo Boario Terme,
nella frazione di Montecchio.
A partire dagli ultimi decenni del 1200 alcuni esponenti
della famiglia Visconti cominciarono ad espandere
anche a Breno la loro egemonia personale e il notevole
potere di Milano, i cui signori desideravano ardentemente
impossessarsi delle valli bresciane e bergamasche
e, di conseguenza, delle ricche e fertili terre della
Valle Camonica. Come già si è detto,
i Visconti favorivano piuttosto apertamente il partito
ghibellino il quale, a sua volta, sosteneva fedelmente
l'imperatore, ed erano in grado di ingraziarsi le
maggiori famiglie camune grazie soprattutto a favori
speciali, benefici, concessioni anche sotto forma
di consistenti somme di denaro omaggiate, che non
facevano altro che acuire e inasprire ulteriormente
i contrasti fra gli esponenti guelfi e quelli ghibellini
della Valle Camonica presenti in molti comuni, fra
cui proprio Breno.
Nel 1397 alle porte di Breno, si tenne quello che
è passato alla storia come il famoso Giuramento
del Ponte Minerva, al quale presero parte i rappresentanti
di tutti i comuni della Valle Camonica. Questo importantissimo
atto testimoniava un forte e diffuso desiderio di
pace e serenità fra tutti i Comuni, oltre che
fra le diverse fazioni che spesso coesistevano –
in maniera tutt'altro che pacifica- in uno stesso
comune. Fu certamente un atto importante, poiché
manifestava apertamente l'esistenza di grandi ideali
pacifisti che animavano molti dei comuni e degli abitanti
della Valle, e tuttavia si rivelò in seguito
quasi completamente inutile, poiché non portò
alcun miglioramento in termini di pace e stabilità.
Le lotte, gli scontri, le violenze e le continue tensioni
ripresero quasi immediatamente con la medesima forza
e frequenza e continuarono a lungo.
Quando finalmente i signori di Milano furono cacciati
in maniera definitiva dalle terre della Valle Camonica,
toccò alla Serenissima Repubblica di Venezia
il beneficio di imporre il proprio potere e controllo
sui camuni, e tuttavia va ricordato che essa lo fece
in maniera certamente più democratica e giusta
di quanto non avessero fatto i Visconti e Milano.
Nel periodo del dominio della Serenissima, Breno era
sede di tutti gli uffici distrettuali e politico-amministrativi
che dipendevano da Brescia e da Venezia.
Nel 1580 il Cardinale di Milano Carlo Borromeo visitò
ogni comune della Valle in un viaggio a tappe, e proprio
a Breno Egli si fermò per la sosta più
lunga, che durò quasi una settimana.
L'arrivo delle truppe napoleoniche in Italia portò
con sé saccheggi, ruberie, violenza e risentimento
nei confronti del popolo francese, così lontano
dalle politiche di democrazia, stabilità e
benessere che avevano caratterizzato il periodo di
dominio da parte della Repubblica di Venezia. Furono
anni di sofferenza, soprusi, ingiustizie e grande
povertà.
Breno venne nominato temporaneamente capoluogo del
canton della Montagna, che abbracciava gran parte
delle terre della Valle, ed era senza dubbio il centro
amministrativo e commerciale della zona.
Nel 1815, come si è già detto parlando
della storia del comune di Darfo Boario Terme, il
trattato di Vienna sancì che la Valle entrasse
a far parte dell'Impero Austriaco, e più precisamente
del Regno Lombardo-Veneto.
Fu un anno freddo e terribile, infuriarono terribili
pestilenze e catastrofiche distruzioni dei raccolti
a causa della neve e del gelo, ma Breno, ormai sede
di tribunale e sottoprefettura, non conobbe un vero
e proprio declino, bensì una lenta ma continua
crescita sotto molti differenti punti di vista, per
esempio l'espansione dei servizi e gli ingenti investimenti
per la costruzione di uffici pubblici e scuole.
Nel comune venne costruita nel 1887 la prima centrale
elettrica delle provincie di Brescia e Bergamo, oltre
che prima sul territorio della Valle Camonica.
Durante i difficili anni del fascismo, molti piccoli
comuni della Valle Camonica vennero spesso accorpati
per dar vita a centri di maggior consistenza in nome
di una sorta di migliore ed efficiente pratica amministrativa.
Niardo, Braone e Losine, che fino ad allora e dopo
di quel momento erano stati e continuarono ad essere
comuni a se stanti ed autonomi, furono perciò
aggregati al più grande e noto comune di Breno,
come successe ad esempio alle frazioni di Erbanno
e Gorzone, forzatamente aggregate al comune di Darfo
Boario Terme negli stessi anni.
I vari Istituti Superiori e gli uffici pubblici tuttora
così numerosi a Breno (e a cui si è
fatto riferimento già in apertura) sono stati
resi operativi a partire dall'immediato dopoguerra.
Tuttavia, a partire dalla seconda metà degli
anni Ottanta alcuni comuni più grandi e più
ricchi di Breno, fra cui Darfo Boario Terme e Lovere,
hanno contribuito a favorirne -accelerandolo- un declino
economico e commerciale già in corso da tempo,
e nonostante ciò il comune è riuscito
a mantenere saldamente intatto fino ai nostri giorni
quel ruolo di importante polo scolastico sede di numerosi
uffici pubblici, di importanti impianti e di attrazioni
turistiche ed artistiche di indubbio rilievo che in
passato hanno contribuito a rendere Breno quel caratteristico
e importante comune che ancora oggi è rimasto.
. Scopriamo insieme quali sono i punti di forza turistici,
le attrazioni culturali ed artistiche e i numerosi
impianti presenti sul territorio del comune di Breno.
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