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LA STORIA
DI DARFO BOARIO TERME - INDICE |
Per ripercorrere brevemente
la storia del comune di Darfo Boario Terme è
necessario partire da molto, molto lontano...
La preistoria e la protostoria darfensi sono documentate
da valide testimonianze di cultura figurativa e materiale.
Oggi è possibile affermare con certezza che
i primi gruppi di cacciatori si inoltrarono nelle
terre che attualmente appartengono alla Valle Camonica
seguendo il ritiro dei ghiacciai che ricoprivano l'intera
area geografica, la quale rimase a lungo melmosa e
paludosa, e costrinse gli antichi camuni a costruire
piccoli agglomerati abitativi di tipo palafitticolo.
La nascita di una vera e propria civiltà camuna
viene fatta risalire al III millennio a.C., quando
le prime tribù di cacciatori e pastori vennero
cacciate da comunità di agricoltori.
E' a partire dal Neolitico (età della pietra
nuova) che compaiono sempre più numerose le
opere dell'uomo. Sulle rocce vennero incise figure
antropomorfe, simboli sacri come l'entità soprannaturale
del Sole, figure geometriche. Frammenti di terre cotte
e strumenti litici testimoniano la presenza umana
sulle colline di Crape e Luine, oggi parco naturale,
risalenti al IV millennio a.C.
ll numero di incisioni aumenta sensibilmente a partire
dalla scoperta e dall'utilizzo dei metalli. Durante
l'età del Rame (nota anche come periodo Calcolitico,
inizia dopo il III millennio a.C.) cominciano infatti
a diffondersi simboli sacri legati al culto del Sole,
oltre che raffigurazioni di armi come asce e pugnali.
All'inizio dell'età del Ferro (XII secolo a.C.)
vi fu un rapido rifiorire della sacralità.
Sulle rocce vennero incise in prevalenza scene di
lotta e guerrieri armati, di caccia e di pesca, ma
anche di vita quotidiana e rappresentazioni di oggetti.
Fu il periodo più fecondo per l'arte rupestre
camuna.
Ma da dove venivano i gruppi che in quell'epoca popolavano
la Valle? Le prime popolazioni ad abitare le montagne
della Valle furono ormai certamente gruppi autoctoni
che si mescolarono rapidamente con gruppi di provenienza
ligure, i quali praticavano la caccia e la pesca ma
non conoscevano l'esistenza né tanto meno la
lavorazione dei metalli. Giunsero in seguito popolazioni
etrusche che già utilizzavano armi in bronzo
e ferro, probabilmente attirati nelle terre della
Valle dalle sue molte ricchezze minerarie. Agli etruschi
sarebbero poi subentrate popolazioni celtiche (I Galli)
e, infine, i Romani.
I Romani lasciarono tracce della loro presenza, come
disegni e iscrizioni latine, nonostante Darfo fosse
quasi certamente una semplice area di transito, poiché
l'intera zona continuava ad essere a tratti paludosa
e sassosa, oltre che fittamente ricoperta di boschi.
L'occupazione romana durò circa cinque secoli,
e finì nel 476 d.C. con il crollo dell'Impero
Romano d'Occidente, cui seguì l'insediamento
dei Barbari in Valle, primi fra tutti, gli Unni. Fu
poi la volta dei Goti, e infine quella dei Longobardi,
la cui dominazione si protrasse per oltre due secoli.
“ ...La toponomastica di un'antica contrada
di Corna di Darfo, la contrada dei Massi, rende
ancora oggi testimonianza che, forse ancora nella
prima età barbarica, qualcosa dell'antica
consolidata organizzazione romana della proprietà
e del lavoro delle terre era rimasto: “massae”,
in età romana, erano infatti chiamati gli
insiemi di domini rurali e le ville-latifondi che
nel successivo periodo longobardico prenderanno
il nome di corti... ”
Durante l'alto Medioevo la zona di Darfo assunse
un'enorme importanza commerciale e di mercato, favorita
principalmente dalla sua configurazione geografica.
A Montecchio esisteva un importante porto fluviale
nei pressi dell'antico ponte. A Darfo confluivano
le strade che provenivano da Breno, Lovere, Iseo,
Valle di Scalve.
Nel 774 la Valle Camonica, malgrado una strenua
e disperata resistenza, fu occupata dalle truppe
di Carlo Magno. Si diffuse rapidamente il feudalesimo
e, con esso, una presenza sempre più pregnante
di ecclesiastici.
Nel 1039 Darfo ottenne il privilegio di Corte Regia.
Dal 900 al 1100 la Valle aveva goduto di una pace
duratura, improvvisamente sconvolta nel 1125 dallo
scoppio di una serie di lotte sanguinose fra i comuni
bresciani e quelli bergamaschi che si contendevano
il possesso di Volpino, Qualino e Ceratello, al
termine delle quali il vescovado di Brescia perse
l'intera zona.
Nel 1154 l'imperatore Federico Barbarossa scese
in Italia. Le sue truppe attraversarono la Valle
Camonica. La Valle mal tollerava l'affermarsi, di
lì a poco, della potente famiglia ghibellina
dei Federici (il cui ramo più importante
era quello di Erbanno), e a Darfo un movimento popolare
manifestò presto queste antipatie. I Federici
riuscirono a estendere la loro egemonia con forza
e violenza, uccidendo intere famiglie guelfe e costringendone
altre a cambiare fazione. Intorno al 1300 terre
e comuni della Valle Camonica erano quasi totalmente
sotto il controllo dei ghibellini, fedeli all'imperatore,
e appoggiati dai Visconti, che frattanto avevano
esteso il loro dominio (celebre esponente della
famiglia fu il sanguinario Bernabò).
Sin dal 1428 il popolo camuno divenne suddito della
Repubblica di Venezia, e per molti versi ne fu lieto.
La Serenissima si allontanò immediatamente
dalle politiche accentratrici che avevano contraddistinto
i Visconti, facendosi portatrice di un ordinamento
più giusto, più democratico.
Ogni ostilità tra Venezia e gli esponenti
della famiglia dei Visconti cessarono con il trattato
di pace firmato quello stesso anno. La pace riuscì
ad essere mantenuta per oltre cinquant'anni. Nel
1471, scrive Adriano Sigala, la frazione di Montecchio
e i suoi abitanti furono colpiti con violenza da
una terribile sciagura. Una frana di proporzioni
enormi distrusse lo storico abitato e ridusse la
popolazione a pochi superstiti. La piana di Boario
fu a lungo inabitabile. Nel successivo XVII secolo
l'episodio più tragico e sconvolgente che
riguardò la vita in Valle Camonica fu la
peste del 1630. Il mortale morbo aveva già
colpito diverse altre volte le terre della valle
accompagnandosi a terribili carestie, ma l'epidemia
che si scatenò in quell'anno fu certamente
la più funesta. Morirono 10.000 persone.
Seguirono periodi di lenta e difficile ripresa,
e poi, ancora, inondazioni del fiume, ma gli abitanti
della Valle Camonica seppero rialzarsi con coraggio
da questi periodi di tribolazione e da altri ancora,
grazie alla loro tenacia e alla loro fervida fede.
Nel 1729 a Darfo nacque il Monastero delle Salesiane,
che per lungo si fece carico dell'educazione di
giovani donne valligiane.
Sebbene la fame della acque curative di Boario fosse
già diffusa da oltre un secolo, il vero turismo
termale si affermò proprio nel Settecento.
(Alessandro Manzoni fu uno fra i maggiori estimatori
di Boario e delle sue preziose Terme)
Nel 1737 fu inoltre impiantato a Darfo il primo
filatoio di seta della Valle, e più tardi
intrapresi numerosi lavori pubblici.
Poco dopo l'arrivo di Napoleone in Italia e i sempre
più frequenti e inattesi saccheggi, le ruberie,
e i vandalismi perpetrati dai suoi soldati, in Valle
cominciò a dilagare un profondo risentimento
nei confronti del popolo francese, le cui truppe
minacciavano continuamente di radere al suolo ogni
terra che si fosse opposta alle truppe napoleoniche.
L'ormai compianta democrazia veneziana fu rimpiazzata
da politiche inique che suscitarono profonda desolazione.
Nonostante ciò la zona di Darfo visse una
forte rinascita dell'industria mineraria e, di conseguenza,
un'enorme crescita nella fabbricazione di armi.
Dal 1805 fino alla caduta dell'impero napoleonico
sotto gli austriaci, Darfo e le sue frazioni attraversarono
un periodo particolarmente infelice, poiché
le scorrerie e le violenze dei soldati francesi
non facevano altro che inasprirsi e degenerare.
Furono anni di miseria e sofferenza. Il monastero
stesso venne sottratto con violenza alle salesiane,
che furono cacciate e spogliate dell'abito religioso.
(Soltanto dopo il 1842 il convento riaprì
i battenti in veste dell'Istituto delle Figlie del
Sacro Cuore di Gesù).
Nel 1815 il trattato di Vienna sancì, fra
le altre cose, che la Valle Camonica entrasse a
far parte del Regno Lombardo-Veneto, sotto l'Impero
Austriaco.
Fu un anno terribile, durante il quale nebbie, freddo,
piogge e allagamenti causarono la distruzione di
interi raccolti. Seguirono miseria e carestia e
infuriarono terribili pestilenze.
Scoppiò poi, In Italia,la Prima Guerra d'Indipendenza.
Era il 1848. Scrive ancora Adriano Sigala:
“ Nel 1848, allo scoppio della prima guerra
d'Indipendenza, il darfense Bortolo Zattini, con
un ardimentoso gruppo di concittadini, combatté
al Tonale contro gli Austriaci. Paolo Donzelli era
il comandante dei volontari di Gorzone, Darfo e
Erbanno, mentre un certo Bontempi, sempre di Darfo,
era il suo diretto collaboratore. (...) “
Molti furono i valligiani
che, allo scoppio della guerra, disertarono le file
dell'esercito austriaco e si erano uniti come volontari
alla volta del passo del Tonale. Gli austriaci sconfissero
Carlo Alberto e tornarono in Valle. Le persecuzioni
e le violenze si acuirono.
Il resto è cosa nota. Scoppiò la Seconda
Guerra d'indipendenza e molti furono i giovani generosi
e intrepidi che si offrirono come volontari fra
le truppe italiane. Gli austriaci furono sconfitti
e costretti a ritirarsi.
Dal 1861 in avanti, la Storia della Valle è
sempre stata legata alla Storia nazionale. Dopo
l'Indipendenza, la Valle Camonica fu teatro di una
fiorente rinascita commerciale e industriale. Nel
comune di Darfo molte furono le strade costruite
o allargate. Il ponte sul fiume Oglio venne completamente
riedificato in cemento. La ripresa economica era
già in corso. Lo testimoniano la nascita
di numerose imprese di rilievo : Nel 1901 a Darfo
sorge una fabbrica di cordura di calcio; nel 1902
ancora a Darfo viene acquistato da parte di una
Società anonima un grande e promettente stabilimento
attrezzato per fabbricare bande di ghisa; nel 1906
a Boario nasce uno stabilimento per la tessitura
del cotone fornito di 800 telai e, infine, nel 1909
viene fondato sempre a Darfo, da parte di Roberto
Enea Lepetit lo stabilimento “Ledoga”
che diventò poi una moderna diamalteria,
che dopo soli tre decenni impiegava oltre 200 operai.
Sempre a Boario le fonti minerarie cominciarono
ad essere sfruttate in maniera oculata, scientifica.
Durante il primo conflitto mondiale molte furono
le zone della Valle impiegate come aree militari.
A Erbanno, per esempio, era presenta una postazione
antiaerea di cui ancora oggi sono visibili tracce
e resti. Nel 1919 un'altra terribile pestilenza
colpì la Valle Camonica, tanto che fu necessario
scavare numerose fosse comuni, poiché i cimiteri
non erano più in grado di accogliere e contenere
i corpi delle vittime.
Il 1 dicembre 1923 un'immane tragedia sconvolse
ulteriormente la popolazione: il disastro seguito
al crollo della Diga del Gleno, in Val di Scalve,
provocò la totale distruzione della zona
sud di Corna. Tutto fu spazzato via in pochi attimi.
Morirono quasi 500 persone, delle quali 150 erano
cittadini darfensi. I danni furono molto più
che ingenti. La ricca e fertile zona compresa fra
Darfo e Genova venne ivasa completamente dalle acque,
e per anni fu assolutamente incoltivabile.
Negli anni del fascismo, Erbanno e Gorzone furono
aggregati al comune di Darfo.
Nel 1940 l'Italia entrò in Guerra contro
la Francia e l'Inghilterra. Era scoppiato il Secondo
Conflitto Mondiale. Molti giovani camuni vennero
chiamati alle armi. Molti, in seguito, fuggirono
sui monti diventando ribelli e partigiani. Molti
altri non fecero più ritorno.
La guerra finì, e per la Valle Camonica e
i suoi abitanti, piegati da anni di miserie, conflitti
e lotte, fu il tanto atteso inizio di una lenta,
difficile e dolorosa ripresa. La rinascita si deve
senza dubbio alle Terme di Boario, in onore delle
quali nel 1968 Darfo divenne, come già si
è detto, “città di Darfo Boario
Terme”.
Accanto alle sorgenti termali e al centro per le
varie terapie ( rilanciato nel 2008 ), nel 1996
è stato inaugurato a Boario Terme il Centro
Congressi, punto di riferimento per eventi e iniziative
turistici e culturali sia della zona Camuna che
del Sebino.
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